Capitolo XVI - BAR SPORT 'OROLOGIO'
Scritto da | Andrea - Martedi 17 Febbraio 2009Il giorno dopo il derby è sempre un gran casino. Vincitori e vinti si affrontano in uno scontro ad armi pari, con arsenali di sfottute in bella vista e vincerà colui che ha la lingua più lesta. Ed in questo, mi duole ammetterlo, ma i miei cari vecchietti interisti sono sempre stati dei maestri. Sarà che sono più le botte che hanno preso che le gioie ricevute dalla loro passione calcistica, sarà che sono meno sofisticati dei tifosi milanisti, sarà che sono un po’ più bauscia, fatto sta che il 90% delle volte il milanista esce sconfitto dallo scontro verbale con l’interista. Potete dunque immaginarvi cosa sia avvenuto ieri in qua al Bar Orologio nel momento in cui Amedeo, Giulio, Gianfelice e Michelino hanno visto entrare il Marchetti. Una scena che non riporto per la tristezza che mi ha messo addosso tale visione, seppur tutti gli altri clienti del bar ridessero, soprattutto per lo sbiascicare che i quattro amici facevano in seguito ad una mattina fatta di sbevazzate e ghignate. Oggi è martedì e le cose vanno meglio, la mattina è passata con tranquillità, la bandiera nero-azzurra che, per tradizione imposta da mio padre (pace all’anima sua), espongo ogni volta dopo la vittoria d’un derby sopra il bancone è tornata in bella vista in seguito che il Marchetti in un attacco d’ira l’aveva tirata giù assieme a un paio di bottiglie di liquori. La parte del bar dedicata ai biliardini era piena di sbarbatelli che giocavano in allegria come sempre verso quest’ora del pomeriggio. Entrò nel locale Amedeo, accompagnato dal Giuliett e dal nipote di quest’ultimo, il Roberto, il teppista che mi aveva inciso l’epigrafe dei quattro deficienti al tavolino.
“Ciao a tutti, voi due” dissi poi guardando l’Amedeo e il Giuliett “Spero che oggi vi siate calmati, non voglio più scenate come quelle di ieri ok?”
“Rumpa minga i ball, ho un mal de cù” disse Amedeo mentre si incamminava al tavolo
“Ci credo! Ieri avete passato la giornata a bere! Meriti il mal di testa. Un caffè o acqua?”
“Caffè?? Acqua?? L’acqua la fa mal, la bev dumà la gent de l’uspedal” esclamò il Giuliett
“Portaci un bianchino va la…” concluse l’Amedeo
Scuotendo la testa andai a prendere due bottiglie, intanto il Roberto era li che mi fissava
“Ciao Roberto, sei cresciuto eh! Cavolo sei diventato uno spilungone. Spero tu sia cresciuto anche di cervello e non vada più in giro a incidere i tavolini dei bar”
Rise, poi fece di no con la testa
“No, non si preoccupi signor Gianni, non incido più nulla, adesso mi dedico al calcio”
“Ch’es chi diventerà el nuovo Cambiasso, t’el dis mi! E lo dico minga perché sun in nonno, ma perché inscì aveghen che curen come il mio Robertino” disse il Giulietto che aveva seguito la discussione
“Nonno, non esagerare su…”
“Ma che ci fai qui Roberto?” chiesi
“E, starei aspettando una mia amica, mi ha dato appuntamento qui”
“Eheh, e bravo il Rubertin, fa minga come tuo nonno Giuliett, impara dal sottoscritto Amedeo. La figa el tira pù dei buoi!”
Ridemmo tutti mentre intanto servivo da bere ai due
“Cazzo, gente, son ancora gasatissimo per il derby! S’atachen al tram ades i casavit. Ed ho goduto ancora di più del gol de mano del Panzone Adrianone” disse con la sua solita veemenza Amedeo
“Quanta ragione che te ghe! Il Prisco sarebbe stato urgugliuss de vins inscì”
“Scusate se mi intrometto, ma te Amedeo mica avevi già preparato il funerale così morivi contento?” mi intromisi nel discorso io
“Ma guarda, si, però poi ho deciso che siccome vinceremo ancora per un bel po’ de ann, l’era mei rimandà de…diciam un tri o quater decen ancora”
“Te se semper sta un omett de poche pretese ti Amedeo” disse ridendo il Giuliett mentre offriva il bicchiere per un brindisi all’amico.
“Beh, però ci sono stato vincino vicino alla morte osti, quando il Murigno el g’ha mes denter Vieira e poi il Burdisso. Osti, il Burdisso! Ch’el lì l’è un arma de distruzione de massa, fa partire i cuori de num poveri veceti come pochi”
Risero ancora poi vidi entrare nel bar Martina, mia nipote, come al solito sempre troppo poco vestita per i miei gusti
“Ciao zio!” e venne a darmi un bacio sulla guancia
“Ciao Martina, oggi niente maglietta?” chiesi con ironia
“Mamma mia, sempre a fare il noioso, sei peggio del papà!”
“Martina, ormai te ghè da saperl, il Gianni l’è nuiuss comme una partita dei gobbi” si intromise Amedeo
“Ah ah ah, simpatico vecchietto, attento che nel vino c’ho messo del cianuro!”
Amedeo lo sputò fuori di fretta poi mi guardò e bofonchiò
“Bastardo….”
“Che ci fai qua?”
“Mi devo trovare qua con un amico, ha detto che conosceva bene il tuo bar e così abbiamo deciso di incontrarci qua per fare due chiacchere”
Intanto il Roberto lasciò il biliardino e si incamminò verso me e Martina, mentre tutti gli altri ragazzi s’erano fermati per vedere il sedere di mia nipote
“Voi, sbarbatelli! Continuate a giocare se non volete che il cianuro lo metta anche nelle vostre coche cole!” esclamai seccato, intanto Martina s’era andata a mettere vicino a Roberto in un tavolo appartato e si stavano salutando. Mi avvicinai al Giuliett
“Giuliett, tuo nipote starà mica provandoci con la Martina?”
“No, l’e stà ad insegnà a giucà a dama” si intromise ancora l’Amedeo. Gli tirai uno scappellotto sulla nuca
“Bastrdo…” bofonchiò ancora
“Bè, Gianni, lo so minga se ci sta a provar o no, c’è di buono che son tuch e dù interisti, perché se no ‘sto matrimonio non sa da fare” esclamò il Giuliett. L’Amedeo scoppiò a ridere
“Parole sante Giuliett, parole sante. Mi sembrava de sentì parlà il Murigno…”
Lasciai i due a ridere. In effetti capire le nuove generazioni è dura, ma sicuramente è molto meglio che stare dietro a certe vecchie generazioni….