CAPITOLO XIX - BAR SPORT 'OROLOGIO'
Scritto da | Andrea - Martedi 10 Marzo 2009
La primavera è giunta finalmente. Stop alla pioggia insistente, alle corse sotto gocce grosse come panettoni, ora il sole splende alto nel cielo, le nuvole sono solo un ornamento bianco su parete azzurra, gli uccelli fischiettano volando e tutti vanno con più calma, senza ansie o patemi. Io stesso finalmente ho più tempo e non devo più correre a destra e a manca, visto che ho seguito il consiglio dell’Amedeo e del Gianfelice (per una volta non hanno detto una minchiata) e ho proposto a Martina di venire nei pomeriggi dopo scuola a lavorare da me, arrotondando la mancia di papà. Il primo giorno s’è comportata bene, vedremo come continueranno le cose, intanto oggi era un pomeriggio fresco, soleggiato ed io mi stavo godendo la sigaretta nel cortile sul retro, mentre a sgobbare c’era lei. Questa è vita ragazzi!
“Buondì Gia…oh, ma ciao Martina, l’è un piacere!” la voce era inconfondibile, l’Amedeo era arrivato nel locale. Decisi di fare durare un pelo più a lungo il piacere della sigaretta.
“Ciao Amedeo! Visto che bravo lo zio? Mi ha preso a lavorare da lui” esclamò Martina abbracciando Amedeo
“Bravo un corno, l’eri mica qui ti se non c’eravamo io e il Gianfelice a suggerire di prenderti a Gianni. Ch’el li el g’ha il cervell per opscional!” disse mentre si sedeva e proprio in quell’istante rientrai
“Chi ha il cervello come optional?” chiesi mentre mi sistemavo il grembiule
“Ti, te lo devo ripetere? Hai il coraggio de negà che sem stati mi e il Cataratta a consigliarti lei?”
“Ehm, in effetti…Martina, su porta il bianco al vecchio qua” dissi per sbrogliare la situazione
“Certo zio” prese la bottiglia e si avviò al tavolo, al che l’Amedeo la bloccò e con sguardo costernato le girò attorno. Martina era spiazzata e rimase a fissarlo
“Porco d’un Gattuso Martina! Ai miei tempi se una tusa se vestiva inscì, oltre ad intervenire la Buoncostume, sarebbe stata acclamata a gran voce da tuch quant il vicinato!” esclamò alla fine della perlustrazione. Martina arrossì e ridacchiò
“Ma sono vestita normale dai, come tutte le ragazze!”
La guardai, e vidi solo una ragazza in un paio di jeans e una camicetta, l’avevo vista conciata molto peggio.
“Amedeo, sai come la penso io sul vestirsi dei giovani d’oggi, ma la Marty mi sembra vestita normale oggi eh” dissi
“Alura me sarò sbagliato, te ghe propri una bella caroseria, fortunato il fiulett che potrà provarla” disse mentre si risedeva e iniziava a riempirsi il bicchiere. Martina rise, io mi incazzai
“Amedeo, ma possibile che con te si finisce sempre li?”
“Gianni…” disse sbuffando “Te se uno scasa bal. Quando avrai scupà la metà delle donne che gù scupà mi nella mia vita, potrai venire a parlarmi di morale”
“Perché scusa, da quando la morale si calcola a trombate?” chiesi costernato
“Ai tempi l’era inscì, ma i tempi cambien, lo so ben”
Ogni cavolata l’Amedeo aveva il pregio di dirla con una semplicità assurda. Entrò anche il Gianfelice e si incamminò verso un signore che stava leggendo il giornale nella parte opposta rispetto all’Amedeo
“Salve Amedeo, tutto bene?” e si sedette al tavolo. Il signore spiazzato lo fissò un secondo, prima che il Gianfelice riprendesse “Uè, sa l’è sta storia, non se dis pù buongiorno ad un amis?” e gli fece un buffetto.
“Bella pelle, usi creme particolari Amedeo? La sembra la pelle de un quarantenne” aggiunse
“Trentenne, prego. E comunque io non sono Amedeo, deve avere sbagliato”
Io, Martina e Amedeo scoppiamo in una risata fragorosa, ed anche il signore ridacchiò. Il Gianfelice si alzò rossissimo e seguì il suono delle risate
“Potevate avvisare eh! Comunque ch’el li l’era propri uguale a te a trentan Amedeo” disse mentre si sedeva
“Gianfelice…O-C-U-L-I-S-T-A! Ch’el lì l’è biundin, mi l’eri moro! Bei tempi quelli…”
“Sei molto nostalgico oggi Amedeo” disse Martina
“Eh, si, quando si avvicina la Champions l’è semper inscì, me vien nustalgia dei tempi della Grande Inter che vinceva tutto…sperem!” disse incrociando le dita con lo sguardo perso nel passato
“Te ghe rasun Amedeo, ma vedrai che duman de sera si andrà la a fargli un cù inscì” esclamò Gianfelice mentre si versava il vino e se la Martina non spostava il bicchiere sarebbe stato versato puntualmente sulla tovaglia
“Sperem, sperem”
Intanto nel locale entrò un ragazzo, con occhiali da sole abnormi, con montatura ridicola color azzurro, capelli sparati in ogni direzione possibile immaginabile ma che non si potevano di certo ritenere pettinati se non con una scossa di 20 volt. E per condire il tutto giubbotto verde evidenziatore e pantaloni stracciati. L’unica cosa che appariva normale in quell’ammasso di oggetti erano le scarpe. All’improvviso però un elemento rapì il mio sguardo ed una paura mi assalì: al collo teneva una sciarpa del Milan. Martina appena lo vide gli corse incontro e lo salutò.
“Ciao Vinci!! Sei venuto a trovarmi allora! Fatto il piercing?”
“Certo bella, cos’è, sei orba, non vedi?” e gli indicò il labbro superiore, a cui era attaccato un brillante. Scossi la testa schifato. Ma la mia paura si concretizzò, l’Amedeo aveva notato la sciarpa
“Uè, ti, Vinci, qual è il tuo vero nome?” urlò dal suo tavolo
“Vincenzo” rispose il ragazzo dopo essersi guardato un po’ attorno per vedere da chi veniva quella voce
“Terrone” sussurrò il Gianfelice
“Già” disse l’Amedeo all’amico “Ven chi Vinci, che gù da dirti un paio di rob sulla sciarpa che te portet al collo” urlò di nuovo l’Amedeo. Vincenzo fece un gesto a Martina e gli tirò una pacca sul sedere. Avrei voluto reagire, ma sapevo che per questo c’erano i due. Mentre si stava sedendo, l’Amedeo si alzò e prese per l’orecchio il ragazzetto.
“Ahia, ma che fa vecchio?” ululò
“Faccia de ciula, tuca ancamò il culo della Martina e il tuo lo troverai sfundà de drè, te ghe capì? E comunque ai miei tempi i ragazzi si prendevano sempre per l’urecia, soprattutto se cacciaviti”
“Cacciaviti?” chiese il ragazzo massaggiandosi l’orecchio
“Terun, casavit ed ignurant, ai miei tempi sti giuinot se menaven” disse scuotendo la testa il Gianfelice
Il ragazzo impaurito si alzò
“Martina, lavori in una cumpa di pazzi, cioè, scandaloso, me ne vado!” e si gettò fuori dal bar, al che Martina lo seguì e prima di uscire ci disse
“Ai vostri tempi le cose andavano peggio mi sa, l’avete fatto scappare” e corse via
Guardai Amedeo e Gianfelice e gli feci l’occhiolino.
“Si sa, le cosa andavano meglio quando si stava peggio, l’è semper sta inscì” concluse l’Amedeo e brindammo ridendo di gusto.