Scritto da Alex
In occasione del posticipo di Domenica 14 che ha visto di fronte Napoli e Inter è stato direi raggiunto il “top”, se non altro per somma di situazioni, sulla mancanza di uniformità di giudizio da parte degli arbitri nel valutare da rigore o meno il fallo di mani in area.

Il signor Rosetti, che viene quasi unanimemente riconosciuto il miglior arbitro italiano e uno dei migliori europei, tesi che non mi trova per niente d’accordo, e non da Domenica, ha deciso di non valutare da rigore una mezza “parata” di Aronica nell’area del Napoli su cross di Maicon; magari non l’ha visto, anche se dalle riprese televisive è sembrato in buona posizione.
Inoltre non l’ha certo aiutato “l’assistente” signor Airoldi che era certamente in ottima posizione per giudicare e che, guarda caso, era lo stesso che aveva fatto espellere Maicon e gli aveva fatto “beccare” due giornate di squalifica per una frase che non si è mai ben capita all’ultimo minuto di Bologna-Inter. Signor Rosetti che aveva invece
punito con rigore e ammonizione un fallo di mano in area di Samuel in Bari-Inter che, intendiamoci, ci poteva anche stare, ma che sicuramente era meno volontario e quindi meno rigore di quello di Domenica sera.
A questo punto serve fare un po’ di chiarezza: il regolamento dice che l’arbitro deve decretare il calcio di rigore per fallo di mani in area qualora ravvisi la volontarietà da parte del giocatore di ricorrere ad una simile giocata: e già qui sorgono problemi non piccoli. Come fa un arbitro a mettersi nella testa di un giocatore e fare un processo alle intenzioni ? Chiaramente non è in grado di farlo.
Diciamo allora che un arbitro con un po’ di esperienza, e si presume che chi arriva ad arbitrare in serie A ce l’abbia, può aiutarsi valutando fondamentalmente quattro elementi: se sia la mano o il braccio ad andare verso il pallone o viceversa, se mano o braccio siano abbastanza vicine al corpo o esageratamente allargate ad aumentare la figura corporea, la distanza fra il giocatore che calcia e quello che colpisce, e la forza con cui viene scagliato il pallone.
Nell’azione di Aronica di Domenica sera la distanza non era poi così ridotta, il tiro non era violento dal momento che era chiaramente un cross, e, soprattutto, sono entrambe le mani che si muovono ad andare ad intercettare il pallone: beh, dico, se non era rigore quello la massima punizione per fallo di mani in area non dovrebbe più esistere a meno che un giocatore non si sostituisca palesemente al portiere.
Sarà stato un gesto istintivo, non voglio dire per forza volontario, ma non per questo non meritevole della concessione del rigore.
Il problema vero è che paghiamo ancora la mancata concessione del calcio di rigore per il tocco di Quaresma contro il Chiedo, accidenti a lui e a quando gli è venuto in mente di saltare in quel modo: il rigore era certamente più sì che no, anche se ritengo non sicuramente sì, semplicemente perché il tocco avvenne dopo un contrasto aereo nel quale “el Trivela” al momento del tocco si è trovato girato dalla parte opposta del pallone e, fattore credo determinate, l’azione incriminata capitò al sesto minuto di recupero oltre il 90°, anche se questo fatto ai fini regolamentari non dovrebbe influire; invece finisce per influire eccome.
Da quel momento abbiamo visto tutti gli episodi di fatto di mani in area palesemente “rovesciati” sempre a danno dell’Inter in base ai criteri che abbiamo elencato sopra: il mani di Lucio nel derby a riparo del volto con fucilata scagliata da meno di un metro da Huntelaar condito da seconda ammonizione, l’incredibile mani di Felipe Melo in Coppa Italia nella partita Inter-Juve e, “dulcis in fundo”, l’episodio di Domenica. E per fortuna che nessuno ha visto la palla sbattere contro il braccio di Maicon sempre nel derby col Milan, altrimenti avrebbero concesso il rigore anche in quella situazione.
Tutto casuale ? Io credo proprio di no; lascio a voi giudicare.
Che il miglior arbitro d’Italia conceda poi un minuto di recupero, solamente cioè quello strettamente dettato da regolamento per i due cambi effettuati nel secondo tempo e niente di più, è un evidente indizio che il suddetto ha il massimo interesse a che la partita si chiuda il prima possibile con un bel pareggio, in modo da non scontentare nessuno e uscire “indenne” dal S. Paolo di Napoli, dove per tutta la settimana era risuonato l’eco delle polemiche e delle
proteste per l’arbitraggio di Udine, giustificate sì, ma fino ad un certo punto, visto che il gol del Napoli era stato segnato in fuorigioco.
Poi intendiamoci: come ho detto in un commento l’Inter non avrebbe meritato di vincere e il Napoli non avrebbe meritato di perdere non siamo né ciechi né coglioni; ma sicuramente la nostra squadra avrebbe meritato di calciare il rigore che doveva da regolamento essere assegnato e punto!

L’arbitro di calcio non è come quello del pugilato che alla fine compila un cartellino nel quale assegna un punteggio ai due combattenti a seconda dei colpi messi a segno: l’arbitro di calcio deve applicare il regolamento nel migliore dei modi possibile e questo, l’altra sera, non è stato fatto.
Non credo ci sia un complotto in atto, ma una gran voglia di tutto l’ambiente federale che il Milan e la Roma riescano a rimontare sull’Inter un po’ per l’interesse del “Prodotto Campionato” e un po’ perché l’Inter, essendo da un bel
pezzo che vince, comincia a stare pesantemente sulle balle a molti: e questo gli arbitri lo avvertono, anche senza ricevere istruzioni precise, e tendono ad assecondare questa tendenza.
E’ un po’ la storia di sempre, della sudditanza psicologica, niente di nuovo: ma dovere sempre stravincere comincia a rompere un po’ le scatole.
Per quanto riguarda il calcio giocato abbiamo vinto una sola trasferta sulle ultime sei, quella sopra citata di Verona col Chievo e la Roma che una settimana fa era potenzialmente a -11 ora è a -7.
Ieri sera ci sono mancati molto Stankovich e Supermario, che avrebbero dato sostanza e dinamicità al centrocampo l’uno e fisicità e imprevedibilità all’attacco l’altro.
Spiace dirlo per l’impegno e la professionalità che ci mette ma nonostante il bellissimo tiro che ha centrato l’incrocio dei pali, credo che Sulley Muntari si sia per l’ennesima volta e definitivamente dimostrato giocatore non da Inter; così la campagna acquisti di due estati fa si sta rivelando un enorme “buco nell’acqua” (Muntari, Quaresima, Mancini: più di 50 mln di € investiti); per fortuna quella dell’ultima estate e anche quella invernale conclusasi da poco sono state di tutt’altra riuscita.
Mi preoccupa questo calo dopo un ottimo periodo coinciso col mese di Gennaio proprio alla vigilia della partita col Chelsea; non vorrei che quella che ormai sta diventando, che ci piaccia o no, un’ossessione per la Champions vada a condizionare le partite precedenti queste due sfide e, in malaugurato ma possibilissimo caso di eliminazione, anche quelle successive, come accadde nel 2007 dopo la sconfitta col Liverpool; per questo motivo ebbi a maledire quel sorteggio “annunciato”, perché temevo già da allora che avrebbe potuto influire negativamente anche sul Campionato.
Ma forse sto esagerando col pessimismo: speriamo di buttare fuori gli inglesi capitanati da “Sir Carletto”, anche se ci vorranno due gare quasi perfette stile Derby, e di cavalcare l’onda dell’entusiasmo.
I ragazzi però devono dimostrarmi che mi sto sbagliando già da Sabato contro la Doria perché, credetemi, sarà una partita tutt’altro che facile.