Scritto da Alex
Per commentare l’esito di questa incredibile doppia partita contro il Barça assale la ns. mente una ridda di sensazioni, di pensieri, di emozioni che è piuttosto difficile da mettere in ordine. A cominciare dal giorno dopo la partita d’andata i catalani hanno messo in scena un “baillamme” di dichiarazioni di guerra, di insulti, di minacce conditi da gadget vari; e fin qui ci può anche stare. Il giorno prima della partita un centinaio di esagitati imbecilli pensa bene di passare la notte a fare casino sotto l’albergo dove alloggia l’Inter; gli imbecilli ci sono dappertutto e quindi , anche qui, ci può ancora stare. Quello che comincia a non starci più è che la polizia catalana lasci che i suddetti imbecilli continuino a far casino fino alle 4 di mattina; non solo: già che ci sono, anche se quasi sicuramente non gli stessi agenti credo, tentano di portarsi Eto’o in questura per pendenze di quest’ultimo col fisco spagnolo.
Da notare che Eto’o ha la residenza in Spagna e va lì almeno una volta al mese: e allora proprio alla vigilia di una semifinale di Champions dovere rompergli i coglioni? Infine i giocatori: a parte le molto inopportune dichiarazioni di Piquè che denotano una mancanza se non altro di educazione e di rispetto verso dei colleghi, ma che molto al limite, sempre inquadrate nel clima di pre-partita, ci possono anche stare, quello che non ci sta è quello che è avvenuto durante e dopo la partita e che denota il fatto che fino a che vinci è facile comportarsi seguendo le regole di un certo fair-play, poi quando perdi…..Anzitutto l’indegna sceneggiata di Bousquez, il quale, dopo che Motta gli aveva appoggiato una mano in faccia, si lascia cadere a terra come se fosse stato investito dalla carica di un toro Miura, e che poi viene pescato dalle telecamere a controllare con l’occhiolino furbetto se la sua pantomina fosse andata a buon fine, provocando cioè l’espulsione di Motta.
Thiago è stato molto ingenuo e ha fatto lo stesso errore che aveva fatto Samuel con la Samp: se sei già ammonito le mani in faccia ad un avversario non le devi mai mettere, nemmeno a protezione; mettile più in basso e nessuno potrà avere niente da ridire.
Se nell’ UEFA ci fosse serietà questo giocatore andrebbe squalificato almeno due-tre turni come successe a Dida qualche anno fa.Proseguiamo con Messi che va a tranciare Maicon fuori dal campo facendolo sbattere contro i cartelloni pubblicitari, e perciò col pallone nemmeno in gioco; evidentemente non era contento di avergli fatto saltare due denti la settimana scorsa.
Sarebbe un intervento come minimo da ammonizione, ma non per il severissimo Signor De Bleeckere.
Poi ancora con cinque simulazioni imbarazzanti con gente che forse visto l’andazzo della serata era un po’ confusa e credeva di trovarsi alle gare olimpiche di tuffi, e ha scambiato la nostra area di rigore per una piscina; anche qui nemmeno un giallo.
Finiamo con Valdes, il portiere, che a fine partita quasi aggredisce Mourinho che altro non stava facendo che esultare in maniera tutt’altro che provocatoria, per la conquista della finale sotto il settore dove erano posizionati i tifosi dell’Inter; anche qui stesso discorso che vale per Bousquez.
Poi, tanto per non farsi mancare proprio nulla, mentre i nostri sono in campo a festeggiare, gli addetti al campo non trovano di meglio che fare partire gli idranti di irrigazione.
Complimenti!
E’ stata una partita d’altri tempi con i nostri costretti dai forfait di Pandev e praticamente anche di Sneijder che giocava praticamente da fermo, e soprattutto dalla precoce espulsione di Motta, a giocare un tipo di partita che era esattamente l’opposto di quella che si sarebbe dovuta giocare.
Abbiamo però dimostrato di essere in grado giocare anche così, esclusivamente in difesa per 90 minuti contro la squadra più forte del mondo che fa di tutto per segnare un goal senza riuscirci; avevamo credo sperato tutti in un altro tipo di partita, ma è stata comunque una bellissima soddisfazione ed una emozione da ricordare a lungo. Mou è stato il grande protagonista della serata: è alla guida di una squadra nella quale è praticamente impossibile individuare una stella, ma che è composta da un gruppo di splendidi giocatori che ha fatto del lavoro, del sacrificio e della voglia di darsi tutti una mano le sue caratteristiche principali, per la formazione delle quali lui è stato ed è assolutamente determinate.
Questa è la squadra di tutti, ma soprattutto è la squadra di Mourinho; unica eccezione: lo sappiamo tutti, ma non lo nominiamo neppure, visto che nemmeno lui dal di dentro è riuscito a rovinare questo splendido gruppo di ragazzi e di uomini, alla faccia di tutte le balle sull’Italianità.
Ha fatto secondo me anche un errorino ieri sera, facendo giocare Muntari anziché Mariga (più forte di una spanna) e togliendo Eto’o dalla fascia sinistra che stava controllando a meraviglia; se non fosse uno dei migliori attaccanti del mondo, avremmo risolto il problema di quel ruolo; chi l’avrebbe solo immaginato tre/quattro mesi fa che lui potesse ricoprire quel ruolo al Nou Camp in semifinale col Barça in 10 contro 11? Credo quasi nessuno.
Però alla fine ha avuto comunque ragione lui che di calcio ne capisce molto più di me (vorrei vedere!) e quindi viva Mourinho!Quando poi gli ho sentito dire che quella di ieri è la soddisfazione più bella della sua vita calcistica, anche di più della Champions vinta guidando una squadra del suo Paese, mi è venuto un groppo in gola!
Lui riesce a parlare con il massimo del cuore e dell’emozione e un minuto dopo col massimo della lucidità e del raziocinio: per questo è assolutamente impareggiabile, secondo me il migliore. Si deve essere mangiato le mani non poco, anche perché all’Inter era la stella incontrastata, al Barça è uno dei tanti e anzi, viene spesso sostituito: prova che non è ancora riuscito, al di là dei falsi proclami, ad inserirsi in quella realtà e in quella squadra.
Per noi comunque, a conti fatti, molto meglio così, anche se non bisogna mai dimenticare quello che Ibra ha fatto da noi e per questo andrà sempre ringraziato.
Questo dovrebbe far riflettere qualcun altro che si è affidato alle cure e ai consigli dello stesso signore al quale si è affidato lui; ma ho deciso di non nominarlo perché, in una giornata come così, proprio non lo merita.





































