FINANCIAL FAIR PLAY, PLEASE.

Scritto da Alex
Di questi tempi va molto di moda parlare di Fair Play Finanziario e molti se ne riempiono la bocca, non voglio dire a sproposito, ma in qualche frangente in maniera diciamo piuttosto “light”.
Questo benedetto Fair Play consiste in una serie di norme, regole, “regoline” e postille che, applicate rigorosamente e in maniera equanime, dovrebbero garantire al calcio il ritorno a una dimensione un po’ più ludica e sportiva e un po’ meno da businnes.
Il condizionale è d’obbligo, in quanto perché si possa verificare questa senz’altro auspicabile situazione ci vogliono due condizioni fondamentali e imprescindibili:

1. Che le norme siano chiare, semplici e immediatamente verificabili in maniera inequivocabile;
2. Che, come d’altra parte dovrebbe sempre essere, queste norme valgano in maniera assolutamente uguale per tutti.
Il fatto che nel testo emanato dall’Uefa si parli di spese “virtuose” (investimenti sui vivai giovanili, stadi e infrastrutture) e di spese “pericolose” ( ingaggi e acquisti di giocatori) crea una linea di demarcazione che potrebbe essere furbescamente oltrepassata, più probabilmente dai club più potenti a livello europeo (Real, Barcellona, Manchester Utd., Chelsea, Milan, Bayern Monaco, ci vogliamo mettere anche l’Inter?). Probabilmente qualcuno di voi mi rimprovererà di essere oltremodo sospettoso come sempre, e magari ha ragione. Intendiamoci: allo stato attuale delle cose il calcio sta incamminandosi verso una china dalla quale è inevitabile rotolare verso l’autodistruzione.
Alzi la mano chi di voi non ritiene “folli” le cifre spese per Ibra, Kakà, Cristiano Ronaldo, o quelle spese per gli ingaggi degli stessi o anche di Eto’ò (10 Mln. netti, tanto per guardare anche in casa nostra).
Quindi è evidente che questo sport, o meglio tutto questo sistema, si debba dare al più presto una “regolata”: è necessario però che la dia in maniera equanime verso tutti quanti, altrimenti si rischia di ottenere l’effetto opposto a quanto voluto, e cioè di ampliare ancora di più il divario fra le squadre nominate prima e tutte le altre.
La regola principale consiste nel fatto che una Società non potrà, fra tre anni, spendere di più di quanto risulta abbia guadagnato: questo vuol dire che non potrà più essere possibile per “Patron” generosi e munifici come il nostro Presidente e come quello del Milan, almeno fino a qualche anno fa, presentarsi all’ Assemblea di bilancio con un assegno in bianco sul quale apporre la cifra necessaria a colmare il disavanzo .
Questo è senz’altro giusto, in linea di massima, anche se le maggiori opportunità di incasso sia a livello di ricavi per vendite di biglietti e abbonamenti, sia di merchandising, sia di diritti televisivi, resterà di sicuro appannaggio alle maggiori Società, almeno inizialmente.
Per far sì che la situazione vada via via equilibrandosi nel tempo, sarà appunto indispensabile applicare queste norme con estrema equità e trasparenza.
Il fatto che la nostra Società sembra si stia adeguando, cedendo due dei suoi campioni oltre al miglior allenatore del mondo in questo momento, pur avendo incassato un centinaio di milioni dalle vittorie nelle tre competizioni alle quali ha partecipato e che altre invece continuino a spendere in maniera “selvaggia”, un qualche piccolo dubbio lo fa sorgere.
Ok, il Barcellona avrà il grande serbatoio dell’azionariato popolare, ma spendere 40 Mln per Villa quando hai già Ibra e altri probabili 40/50 per Fabregas quando hai già il centrocampo di gran lunga più forte del mondo…Il Real è “sotto” di 230 Mln dall’anno scorso e non ha vinto un ciufolo: però si permette di spenderne una settantina in quattro anni per l’allenatore, 25 per Di Maria, una ventina per Kedira, probabili 30 per Maicon e sembra non fermarsi…. Per non parlare del Manchester City dello sceicco Al Mansour che ha già “scrociato” circa 28 per Silva, 19 per Kolarov, 35 per Balotelli, un “tot” per Kolo Tourè e “punta” uno fra Dzeko (40) e Torres (50).
Non resta che sperare che la nostra Società sia previdente come la “formichina” della favola e che le altre siano le cicale: se non fosse così, la realtà è che qualcuno, o dall’esterno (Monsieur Platinì e compagnia bella) o dall’interno (per adesso non voglio nemmeno pensarci) ci sta prendendo elegantemente per il culo!
Per adesso attendiamo fiduciosi (anche perché non possiamo fare molto altro) che la nostra Società operi al meglio, anche se le cessioni sono importanti e cominciano a diventare un po’ troppe, dando quasi per scontato che, come sembra ormai più che probabile, se ne vada anche Maicon.
Che se ne andasse Mario era già abbastanza chiaro da quando ha deciso, o hanno deciso per lui, di mettersi
sotto “la cappella” di quello splendido personaggio di Mino Raiola.

Write the future


a cura di Andrea

C'è chi può e chi non può. Noi, modestamente, possiamo. Possiamo programmare il futuro con la certezza che comunque il presente non avrà scossoni o stravolgimenti di alcun tipo; possiamo guardare avanti consapevoli che il futuro potrà regalarci tante soddisfazioni, almeno tante quante l'oggi. E possiamo perchè siamo la squadra più forte attualmente, mica cazzi.
Il nostro mercato è fermo e si parla solo di vendite invece che di acquisti. La cosa demoralizzerebbe i più, ma l'interista la prende con filosofia. Alla fine abbiamo vinto tutto, non siamo più la squadra sfigata e perdente che ogni estate deve spendere a spandere per colmare un gap abnorme dalle avversarie (ogni riferimento alla Juventus è puramente NON casuale). Abbiamo finalmente capito che una squadra vincente si costruisce, oltre che sui risultati, sulla tecnica e sulla forza, anche sulla coesione del gruppo, la compattezza morale e caratteriale di ogni singolo giocatore con gli altri. Abbiamo capito l'importanza di avere veterani di mille battaglie nel gruppo, anche se non sempre titolari. Non necessitiamo roboanti acquisti, nomi aizza-folle o milioni buttati al vento. Per questo c'è stato il suo tempo. Ora servono perfezionamenti, migliorie piccole ma necessarie dopo un'annata così stupendamente riuscita. Se poi arriverà il colpo ben venga, ma non è necessario.
Mi piace, sinceramente, il mercato di Branca: giovani, talentuosi e da svezzare. Ranocchia, Coutinho, Biabiany, Benedetti, Faraoni. Stiamo scrivendo il futuro dell'Inter e forse in pochi se ne stanno accorgendo, anche tra noi interisti, ma questo sta succedendo, stiamo costruendo le basi del futuro. Pea, allenatore della Primavera, ha dichiarato che non vuole un gruppo di bravi giocatori, ma vuole bravi giovani con attaccamento alla maglia e questo sta facendo la Società, sta creando una famiglia, per evitare in futuro storie alla Balotelli. Questi ragazzi hanno tutti storie interessanti: sono giovani, di talento, che hanno fatto tanta gavetta nonostante la giovine età. Ma soprattutto sono tutti da Inter, almeno potenzialmente, il che conta e non poco.
Maicon e Balotelli sono però i due nomi che mi fanno dormire meno tranquillo. Sono fortissimi, due giocatori che sono stati di grande importanza nelle nostre vittorie, ma la nuova politica è chiara: di soldi a vanvera non se ne mettono più, ora solo investimenti oculati per il futuro, se si vuole di più prima bisogna cedere qualcuno. Ma chi? Maicon? Balo? Se si parla con la tattica, la cosa più giusta sarebbe vendere Balotelli. Non tanto perchè è ancora solo un potenziale fuoriclasse o perchè ha la testa troppo calda, ma perchè nel mercato calcistico di oggi sostituire un attaccante è molto più semplice che sostituire un terzino, e non uno qualunque, il migliore al Mondo. Se parlasse il cuore invece....beh, Mario, nonostante le sue minchiate (smettiamola di chiamarle bravate), nonostante Raiola, nonostante sia scemo per certi versi, ha uno spazio particolare nel nostro tifo, perchè è cresciuto in casa, giorno dopo giorno, gol dopo gol, numero dopo numero. Ed in più Maicon non è giovanissimo e con parte della sua vendita si potrebbe portare a casa un certo Gareth Bale, niente male. Se ascoltassi il cuore io venderei Maicon insomma. Cuore o ragione? Non lo so, ma per ora sono comunque contento che il nostro futuro lo stiamo scrivendo già oggi, sia col cuore che con la ragione.

Totti adotta Adriano, le tossine già fanno effetto!

C’è chi, ad un certo punto della vita, decide di adottare un cane e chi, invece di andarsene in pensione, decide di adottare Adriano.
Il narcodiscotecaro armato di panza e birre, ogni anno rilancia la sua immagine, come fanno i politici corrotti.
Ogni anno dice le stesse cose, poi ricade nella fogna della sua esistenza, dalla quale è giunto nuovamente in Italia, paese che lasciò scappando come un fuorilegge, senza un “grazie” o un “scusatemi”; insomma un cane non di razza, diciamo un bastardo!.

Il pupone detto anche nonvincomaiuncazzomamenocomeunpazzo evidentemente entusiasto del suo nuovo cane da bar stadio, si è lasciato andare a dichiarazioni da spanzarsi dalle risate.
C’è di tutto, dalla persecuzioni dei Romani, al furto di due fantomatici scudetti, cose ridicole che testimoniano l’ignoranza e la demenza di un ometto incapace di portare un “popolo”, in incomprensibile ammirazione, alla conquista di qualcosa!.

"C'è stato un momento in cui avevo pensato di smettere,per quello che era successo (con Balotelli, ndr), ma alla fine ho parlato con persone importanti e vicine a me, che mi hanno fatto cambiare idea, perchè quando c'è la passione è difficile andare su altre strade”
Per una volta che gli esce un pensiero razionale, che testimonia la presenza di un cervello sotto la chioma bionda, ecco che qualcuno, con meno cervello lui, lo convince a continuare, parlandogli di passione.
Eppure, da quel che si è visto in finale di Coppa Italia, sembrava che anche il kickboxing fosse una passione che coltivata con amore, naturalmente in alternativa al nuoto, visti i tuffi che i giocatori della roma ci hanno abituato a vedere in campo.
Strade alternative ce ne sono, se vogliamo percorrerle, please!.

"Ormai sono forte e resisto a tutto".
SuperTotti! Fare un tentativo di lancio dal quindicesimo piano? Così, giusto per verificare!

"Antipatie verso di me? E' l'invidia delle persone. Sono un buono, forse mi odiano perchè sono romano. Alcune squadre hanno delle tutele che noi non abbiamo".
Effettivamente se non fosse per le “tutele” che le altre squadre hanno, ad oggi la rometta avrebbe un trentina di Scudetti e quella dozzina di Coppe Italia in più, senza contare le Champions che avrebbero potuto vincere con sicurezza matematica, dettata dalla media Inglese, la media del sette.
Questo calcio è proprio malato, si evince chiaramente dalle dichiarazioni di Totti, quanto il livello di attività celebrale sia in continuo calo!.


Burdisso? 10 milioni sono troppi, ci facessero uno sconto...
Certo, è uso comune in alcune tribù della Pianura Padana fare regali ed omaggi ai rivali che si comportano in modo scorretto, che picchiano, perdono e piangono!.

Sior Totti, vada vada, che le squilla il vodafone...

La lunga Estate calda!

Scritto da Alex
Questo post non vuole essere centrato su un argomento in particolare, ma “cazzeggiare” un po’ qui e un po’ là su vari accadimenti di questo scorcio bollente di mezza estate.
Massacrati da un caldo veramente fottuto abbiamo assistito alla vittoria ai Mondiali di calcio della Spagna che, se da un lato può farci un po’ dispiacere per il nostro Sneijder, dall’altro dovrebbe far riflettere su che razza di impresa ha fatto un paio di mesi fa la nostra squadra che ha eliminato in Champions il Barcellona che rappresenta di fatto l’intelaiatura principale di questa Nazionale, visto che gli offre i due centrali di difesa, quasi tutto il centrocampo (eccezione Xabi Alonso) e uno dei due attaccanti; in più il Barça può schierare “robina” come Messi, Ibra (che non può essere diventato un bidone tutto in un colpo) e Dani Alves.
In occasione di questa competizione abbiamo inoltre avuto modo di verificare a pieno, e per l’ennesima volta, l’inadeguatezza della classe arbitrale rispetto a regolamenti astrusi e interpretabili e rispetto ai ritmi e alla velocità del gioco che viene praticato attualmente; l’unico arbitro in grado oggi di dirigere in maniera accettabile una finale sembra rimasto l’inglese Webb, dato che aveva diretto anche quella di Champions, salvo “scazzare” anche lui abbastanza pesantemente in occasione di quella di Sudafrica 2010.
A proposito di arbitri e a proposito di quello di cui parlavo nel mio ultimo post (Italiani brava gente), in conseguenza alla “promozione” di Collina all’UEFA, è stato nominato designatore degli arbitri di serie A il signor Braschi.
Per coloro che non lo ricordassero è quello che in occasione di una partita di Coppa Italia contro il Parma, ci espulse ben tre giocatori in un colpo solo, il che penso che sia tuttora un record a livello mondiale.
Forse io penso sempre un po’ troppo male, ma non riesco a vederla se non come un’ulteriore conferma che l’anno prossimo dovremo aspettarci veramente di tutto a nostro danno, data la voglia immensa che c’è nell’ambiente del calcio nostrano di massacrarci il più possibile per far sì di impedirci di vincere lo scudetto che, nel peggiore dei casi, ci porterebbe ad eguagliare il record della Giuventus di 5 campionati vinti dietro fila.
Visto il divario tecnico che c’è fra l’Inter e le altre contendenti, per tentare di realizzare questo disegno ci sarà bisogno di “porcate” veramente megagalattiche, stile Moggi tanto per intenderci, ma senza la sua proverbiale abilità “maneggiatrice” per cui è meglio non pensare a quello a cui potremo assistere e sperare ardentemente che io mi stia sbagliando. C’è poi da commentare l’assurda multa di 45.000 € a Moratti più tre mesi di inibizione per avere trattato con Preziosi, a sua volta inibito, l’acquisto dei giocatori Milito e Motta durante il calciomercato della scorsa estate.
Qualcuno per questo aveva addirittura ipotizzato per l’Inter la cancellazione di scudetto e Coppa Italia e la retrocessione in B, tanto per non sbagliarsi. Ma scusate: il Genoa l’anno scorso è la squadra che ha effettuato più compravendite in assoluto e con varie altre Società ovviamente, non solo con l’Inter. A questo punto tutte queste altre Società con che avrebbero trattato, con l’ectoplasma di Preziosi?
Che senso ha, mi chiedo, comminare queste inutili inibizioni quando si sa perfettamente che tanto, alla luce del sole o sottobanco, chi tratta i giocatori in realtà sono sempre coloro che poi mettono fuori i soldini?
Si tratta di una delle tante assurdità di cui è infarcito il nostro Sistema Calcio che ormai ha veramente toccato il fondo in quanto a livello di credibilità, specialmente dopo le ultime vicende che ci hanno visti protagonisti in negativo ai Mondiali appena terminati.
Però c’è da “mazzolare” quel ricco pirla di Moratti e allora dai a quel cane! Chi se ne frega della credibilità e della obiettività? Tanto ormai, peggio di così…
Infine un occhio al mercato.
Come dicevamo in un post di qualche tempo fa (Ma chi siamo, i più fessi?), forse qualcuno sta cominciando ad accorgersi che l’Inter non è obbligata a vendere per forza, tantomeno a svendere.
Quando quel discutibile personaggio di Caliendo (che brutte persone i procuratori!) afferma che l’Inter offende Maicon valutandolo 35 Mln, perché non dice anche cosa fa il Real Madrid valutando 22 Mln il miglior laterale destro del mondo?
Non vogliono spenderne manco 30? E allora si tengano Sergio Ramos, campione del mondo, che problema c’è?
Una situazione che invece è a mio parere passibile di sviluppi improvvisi e imprevedibili (ma neanche tanto) è quella di Supermario Balotelli.
Avendo avuto cura la sua famiglia di metterlo nelle mani di Mino Raiola (altro personaggio molto discutibile), da quel momento è diventato per l’astuto ex-pizzaiolo un mezzo per fare soldi e basta; per fare il più soldi possibile, è abbastanza ovvio che più trasferimenti di squadre fa un calciatore, più il suo procuratore ci guadagna, percependo una percentuale sull’operazione, oltre che una commissione sull’ingaggio.
Per conferma vedasi la situazione di Ibra, che dopo il trasferimento del secolo (XXI) al Barça, dopo una sola stagione è già lì che scalpita per trovare un’altra sistemazione, avendo già cambiato diverse squadre nella sua pur ancor non lunga carriera.
E’ chiaro che poi quando incontri una persona dal carattere forte e dalle idee chiare come Nedved (simpatia a parte), far “girare” un giocatore come una trottola diventa un po’ più difficile.
A proposito di idee chiare chiudiamo con Adriano: penso che difficilmente potrà tornare ad essere il calciatore del primo periodo all’Inter, anche se, a volte, mai dire mai.
E proprio per questa ragione mi rifaccio un po’ al ragionamento fatto per Burdisso, anche se qui la situazione è sostanzialmente diversa.
Ad Adriano è stato rescisso consensualmente il contratto senza condizioni di sorta: perché non si è pensato di inserire una bella clausola che gli impedisse per almeno due anni di tornare a giocare in Italia? Ma tanto non combinerà un tubo qui in Italia, direte in molti.
Possibilissimo; ma se non dovesse essere così e dovesse ridiventare un giocatore valido? Non ditemi che noi dell’Inter non ci mangeremmo un po’ le mani, specialmente ritrovandocelo avversario in una delle principali antagoniste delle diverse competizioni a carattere nazionale.
Speriamo di non dovercene tristemente accorgere già il 21 Agosto nella finale di Supercoppa Italiana.
Niente da fare: Il nostro Presidente è troppo buono; e come ringraziamento nessuno perde occasione per
“mazzolarlo” come può.
Finchè va bene, avanti pure così…

Ricominciamo

Il nostro piccolo genio di Utrecht non ce l'ha fatta, il mondiale è andato alla Spagna, complimenti a loro, ma ora per tutti noi la parola d'ordine è ricominciare.
Sarà forse un po' più dura per Sneijder, che non è riuscito a centrare la quarta finale dell'anno ed ha visto sfumare un traguardo personale leggendario, per questo gli auguro di rifarsi presto, il 21 ed il 28 Agosto indossando la maglia Nerazzurra, con cui è salito sul trono d'Europa.
Il dodici Luglio segna finalmente l'inizio della nuova stagione, è tempo di raduni.
Lo so, non è passato molto tempo da quell'indimenticabile 22 Maggio, ma quasi cinquanta giorni senza Inter , per chi la vive quotidianamente, è praticamente una vita trascorsa nel ricordo dell'ultima azione, dell'ultima parata di Julio e dell'ultimo goal di Milito, quello che ci ha consacrati nella storia del calcio europeo e che rappresenta l'unica nota positiva per il calcio Italiano nell'egemonia Spagnola, che ora, per la prima volta, si è incoronata regina del calcio mondiale, raccogliendo, proprio dalle nostre mani, la Coppa del Mondo.
Intossicati dal calciomercato, pieni di certezze oggi e dubbi domani, in un gioco frustrante tra il sorriso e l'angoscia, sfigurati tra il ricordo della gloria recente e quella punta d'ansia che si fa strada pian piano, abbiamo finalmente ritrovato le parole del nuovo allenatore Benitez nella conferenza di inizio stagione ed un punto fisso su cui posare i piedi e ricominciare a correre!.
Un mese appena dal suo arrivo a Milano e Benitez ha già ben chiaro che nessuno di noi e non solo lui, è appagato nel senso più pigro del termine, ma bensì voglioso di ripetere, ripetere e ripetere una stagione vincente, come quella appena conclusa.
Quello che va ad iniziare è un nuovo progetto, perchè alla guida c'è un nuovo allenatore, ma quello che non manca, quello che è rimasto il primario obiettivo di tutti, il filo conduttore tra presente, passato e futuro è sempre e solo vincere.
Il buon lavoro fatto da Mou sarà un esempio da seguire, un punto di partenza su cui migliorarci.
Benitez sa bene che la sfida è impegnativa ed immagina un'Inter con qualità, possesso palla e tatticismo dettato da interpreti intelligenti, un mix secondo lui, che può rivelarsi vincente ed apportare miglioramenti a ciò che già è stato fatto.
Del mercato non si parla, Rafa sottolinea più volte che è la Società ad occuparsi di chi partirà e chi arriverà, ma ciò che conta sono le idee, il modo di lavorare e la mentalità degli interpreti.
Su Mario, oggetto delle domande dei giornalisti, Rafà non concede spiragli di un pensiero diverso da quello che vale per tutti, ovvero conoscersi, parlarsi e capire se Balotelli sarà disposto a restare all'Inter ed aiutarla a vincere o pensa concretamente di cercare altrove il suo futuro.
La metodologia di lavoro incentrata sulla palla, che tanto è stata esaltata tra le tecniche dall'allenamento adottate da Mourinho, subirà sicuramente delle variazioni, perchè ogni allenatore ha il suo modo di lavorare ed una propria mentalità da trasmettere ai calciatori ed alla fine saranno i risultati, come sempre, a dire se Benitez è stata la scelta giusta per questa Inter e se il suo modo di lavorare sposerà pienamente le attese del gruppo e magari dello stesso Mario, che potrebbe così continuare a vestire la maglia dell'Inter.
Credo sia importante che possano essere valorizzati i giovani provenienti dal vivaio Nerazzurro, i nuovi aggregati alla prima squadra come Alibec, Biraghi, Natalino, Dell'Agnello ed il ritorno di Biabiany fanno ben sperare ed anche Benitez sembra essere dello stesso avviso, ma tra il volere e ciò che si può fare, rimane sempre una certa distanza ed in tutta sincerità, mi trovo perfettamente d'accordo in un passaggio delle sue dichiarazioni, dove appare molto chiaro quale sia la realtà nel mondo dei giovani : “Tutti vogliamo vincere, tutti vogliamo i nostri ragazzi in prima squadra, però, come è successo a me quando ero nel settore giovanile, si vedono magari arrivare giocatori stranieri che sono a un livello superiore, e questo è il bello della competizione, devono giocare i giocatori che sono meglio”.
Ci auguriamo che non accada come in auto e che Benitez salendo a bordo della sua fuoriserie Nerazzurra, non sbagli lato e si ritrovi prontamente al volante, subito determinato a guidarci in un altra leggendaria stagione di successi.

Buon lavoro Rafa!

Un caldo giorno di addii


a cura di Andrea

Sono giorni dove la cosa migliore sarebbe sedersi su una sedia a dondolo in veranda, un bicchiere di thè gelato di fianco ed aspettare che qualcosa succeda. Magari non succede nulla, magari succede tutto. L'importante è aspettare. Oggi qualcosa è successo per noi nero-azzurri, niente di eclatante e di esaltante, anzi, qualcosa che ai più passerà sotto il naso senza ottenere alcuna reazione, ma che ad altri ha creato un piccolo sussulto emotivo, un file senso di tristezza che il tempo, con calma e senza fretta porterà via con sè.
Lele Oriali ha vissuto l'Inter da uomo e tifoso fortunato: tifoso, poi calciatore, infine dirigente. Ha gustato i successi sotto diverse forme, ha vinto un Mondiale, ha avuto l'onore di essere presente in una canzone di Ligabue come metro di paragone per la vita di molti. Lele è sanguigno ma con aplomb, s'incazza ma con classe e non dite che è poco. E' una presenza forte e silenziosa e sia Mancini, sia Mou lo sanno bene. Era tornato all'Inter gli inizi del 2000 come responsabile del mercato, ruolo in cui non ha ottenuto grandi successi non tanto per demeriti personali quanto per una struttura dirigenziale messa su come un castello di carta. La svolta si ha nel momento in cui diventa responsabile dell'area tecnica, sostanzialmente l'uomo di raccordo tra Società e squadra. Lavorava sul campo, osservava, consigliava, parlava ed agiva con il carisma che lo hanno sempre contraddistinto, la signorilità del fabbro di centrocampo divenuto artista della diplomazia. Diplomazia interna, chiaro, perchè quando si trattava di difendere la sua Inter, la nostra Inter, ed i ragazzi lui è sempre stato in prima linea, forse troppo, pagando spesso con sanzioni disciplinari e pecuniarie. Ora, con Benitez, qualcosa è cambiato: è arrivato Carboni ha svolgere quel compito. E Lele? Sente aria d'addio. Oggi ha parlato con Moratti che pare avergli proposto un ruolo molto importante ma che a Lele non va tanto a genio. Lui ama il calcio giocato, la tensione del campo, l'odore dell'erba, il suono degli stinchi ai contrasti, gli abbracci dopo i gol che mai, comunque, lo spettinano o lo mettono in disordine. Forse rimarrà, ma di certo non vedremo più la sua immagine elegante e nobile ergersi a bordo campo alla Pinetina o sullo sfondo, in panchina, dove da giocatore difficilmente stava, ma da dove oggi non vorrebbe proprio più muoversi. In ogni caso grazie Lele, anche per queste belle parole: "Si, è possibile che la mia avventura si chiuda qui, ora vedremo. Comunque posso garantire che per me l'Inter è davvero tutto, non avrei mai voluto fare questa scelta ed assicuro che non esistonoaltre Società per me. Anche se dovessi lasciare il nerazzurro, non andrò a lavorare in altri club".
Toldone, a differenza di Lele invece, è un pò più giovane e meno sanguigno. Eppure l'impatto coi nostri cuori non è stato meno forte. Pochi sono disposti a riconoscere a Francesco il ruolo che ha davvero avuto nell'evoluzione dell'Inter Morattiana: il suo arrivo ha posto fine ad un susseguirsi inutile di portieri trai nostri pali, donando sicurezza e stabilità in un reparto difensivo che non sempre è stato mastello come quello attuale. Poi è arrivato Julio e, nonostante una prima, naturale, diffidenza, ha vuto, il nostro Francesco, l'intelligenza di sapersi mettere da parte ed aiutare con la sua esperienza chi ne aveva bisogno. Uomo spoglio di vanità e megalomanie, grande professionista e grande portiere, il migliore italiano del decennio appena conclusosi dopo Buffon. Anche lui oggi ha dichiarato il suo addio al calcio, ma fortunatamente non all'Inter. Resterà nell'organigramma Inter, con ruoli importanti in Inter Campus, cercando di donare un sorriso a chi difficilmente ne trova, come ha sempre fatto nello spogliatoio con battute, scherzi, sorrisi e pacche sulle spalle in caso di necessità. Il gigante padovano se ne va dal calcio come è sempre stato abituato a fare: con calma, serenità ed una parola buona per tutti, da Balo a Mou. Grazie di tutto Francesco!
Ed ora possiamo tornare a muoverci lentamente sulle nostre sedie a dondolo, salutando due cari amici che vanno alla ricerca di nuove avventure, mentre noi cercheremo di sopportare il caldo durante questa lunga attesa di Inter, sperando che il nostro prossimo saluto sarà solo per un nuovo amico da accogliere in famiglia.

ITALIANI BRAVA GENTE

Scritto da Alex
Discutevamo alcuni giorni fa sulla necessità di cambiare il calcio italiano a partire dal presidente federale e puntuale è arrivata la conferma della bontà delle tesi da noi sostenute: con una decisione a dir poco inutile la FICG ha limitato il numero degli extra-comunitari tesserabile da due a uno.
Questo ovviamente sulla spinta emozionale della vergognosa eliminazione della nostra Nazionale dal Mondiale, della quale è stata ovviamente incolpata prima di tutto l’Inter come portabandiera delle squadre che ingaggiano giocatori stranieri al posto degli italiani.
La decisione non solo è inutile, come dicevamo, ma anche scorretta.
Inutile perché chiunque può in ogni caso formare una squadra con 25 francesi o tedeschi e addio comunque ai talenti italiani: come mai, viene poi da chiedersi, nelle tre nazioni delle altrettante semifinaliste europee ai Mondiali si possono tesserare almeno 4 extracomunitari (Spagna) o un numero illimitato (Olanda) e lì i talenti locali sono venuti fuori ugualmente?
Scorretta perché presa a calciomercato iniziato, spiazzando così molte società che già stavano pianificando la prossima stagione con le regole precedentemente stabilite.
Per chi sa poi leggere fra le righe (dopo tanti anni un po’ abbiamo imparato) è la giustificazione morale e intellettuale a quello che temo si prepari nella prossima stagione: un massacro scientifico nei confronti dell’Inter colpevole di tutto, anche dell’estinzione dei dinosauri, a vantaggio magari della Juve il cui Presidente e il cui D.S. Marotta si sono affrettati a dire che credono nei giocatori italiani e che con loro vogliono vincere.
Vi ricordate la situazione del campionato 97/98 nel quale tutti “spingevano” la Juve che aveva l’asso italiano (Del Piero) e osteggiavano l’Inter che aveva l’asso straniero strapagato per giunta da “Paperone” Moratti?
Ricordate penso anche come andò a finire quel campionato.
OK, far sì che succeda la stessa cosa l’anno prossimo non sarà facile perché noi non siamo più “quelli là” e nemmeno la Juve lo è, ma ci proveranno, statene certi, come ci hanno provato nell’ultimo campionato, non andandoci neanche poi tanto lontano e quando eravamo nettamente i più forti ( in Italia), avendolo poi ribadito e dimostrato anche in Europa.
Non possiamo poi ignorare quello che è avvenuto domenica pomeriggio in Sudafrica, dal momento che riguarda anche la nostra squadra.
Essere stato un grandissimo calciatore non vuole dire essere per forza poi un grande tecnico: l’esempio lampante è Diego Maradona che ha fatto lo stesso errore di Lippi “alla rovescia”: mentre Lippi ha puntato su un blocco di una squadra che aveva fatto cagare durante l’ultima stagione, l’”Hombre naciònal” ha completamente ignorato quello interista che aveva vinto tutto, andando incontro a una storica sconfitta contro la solida Germania con un modulo a zero esterni difensivi (Otamendi e Heinze giocano centrali nelle loro squadre di club), un solo centrocampista di ruolo, due esterni di centrocampo e tre punte o giù di lì:
praticamente un suicidio.
E sì che l’ampex (come si diceva una volta) di Germania-Inghilterra dovrebbero averglielo mostrato…boh!
Quanto al problema che sembra andare adesso per la maggiore, ovvero chi vincerà il Mondiale e per chi dobbiamo tifare noi italiani, dico che la situazione mi ricorda molto quella descritta in un racconto sulla vita delle borgate romane, mi pare da Trilussa, che faceva più o meno così :
Noantri semo poveri, gite nun ne famo; la Domenica si sta tutti a casa e nostro padre legge er giornale; poi ogni tanto molla dù scuregge e noi tutti intorno a ride”.
Concludo facendo un piccolo panorama di tutti i giocatori accostati all’Inter fin qui nel corso delle indiscrezioni sulle trattative di calcio mercato: rischia di essere un elenco un po’ sterile, ma qualcuno può trovarlo interessante, dal momento che specialmente dopo la fine del mondiale, almeno un giocatore su tre di quelli che giocano a calcio a certi livelli (almeno si spera) verrà inevitabilmente accostato all’Inter, e quindi l’elenco è destinato ad allungarsi a dismisura.
D’accordo, si sa: sul calciomercato si “spara grosso”, ma certe volte un po’ più di professionalità non guasterebbe.
ECCO A VOI:
Aguirregaray, Rafinha, Johnson, Liechtsteiner, Taiwo, Sagnà, Caceres, Bonucci, Ranocchia. Otamendi, Fernandes, Dani Alves, Kijer, Van der Weil, Kolarov, Drenthe, Michel Bastos, Cicinho, Bale, Nastasic, Felipe Luis, Salcido, Ramires, Gago, Mascherano, Palombo, Lassanà Diarra, Mamadou Diarra, Fàbregas, David Silva, Krasic, Ozil, Hernanes, Brighi, Elano, Cole, Felipe Melo, Xabi Alonso, Shweinsteiger, Andrè Santos, Benzema, Higuain, Torres, Jovanovich, Kuyt, Julio Baptista, Thomas Mueller, Dzeko, Cavani, Van Persie, Tevez.
Mica male eh? E sicuramente ne avrò tralasciato qualcuno…..

Ed ora? Come funziona?


a cura di Andrea

Ogni tanto mi ritrovo a chiedermi perchè la stagione 2010/2011 la giochiamo ancora in Italia. No, non è un rigurgito di odio per il calcio nostrano e neppure una lamentela da frignetta nera-azzurra come direbbero tifosi di altre casacche. E' semplicemente una domanda dettata da un'analisi di questi ultimi anni di dominio assoluto. Quattro Scudetti consecutivi sono un numero spropositato, ma è soprattutto la superiorità costantemente mostrata in queste stagioni ad essere spropositata. Si, ok, la Roma ci ha rotto un paio di volte le scatole, ma è da sottolineare come ogni volta sia successo per nostri errori più che per loro abilità. In più quest'anno abbiamo vinto proprio tutto! Ed allora non sarebbe bello ringraziare, salutare ed andare ad altri lidi? Chessò, ci iscriviamo alla Liga o alla Premier, così, giusto per il gusto di provarci.
Non è possibile e sinceramente non lo vorrei neanche. In fondo alla Serie A ci sono affezionato e sono affezionato (molto) a questo particolare periodo dell'anno calcistico. Lasciamo stare il Mondiale con le sue delusioni ed il suo fascino comunque indiscutibile per tornare a guardare a casa nostra: questo è il periodo in cui nasce il futuro, in cui i tifosi sognano, i giocatori iniziano a sudare ed i dirigenti girano il Mondo per poi tornare a Milano a concludere affari. Quanti ne abbiamo vissuti di momenti di estasi estiva, eh amici interisti? Telenovele che partivano a luglio, con le giornate lunghe mille ore e piene di afa, per poi concludersi ad agosto, con le giornate già dimezzate e l'ombra di un nuovo anno di lavoro che incupiva i nostri volti. Quaresma, Farinos, Vieri, Kily Gonzales, Hakan Sukur. Nomi che per un'estate ci hanno fatto sognare e poi, per un anno intero se non di più, arrabbiare se non addirittura soffrire. Ma i tempi cambiano e soprattutto l'Inter è cambiata. Ora noi tifosi non aspettiamo il rombo di tuoni del mercato, siamo sazi di vittorie ed ancora con un sorriso ebete stampato sul volto da quella magica notte del 22 maggio. "Chi arriva secondo te?" "Ma cosa te ne frega, abbiamo Milito, Wesley e compagnia bella, orsù!".
Sogni di mezza estate, speranze sotto l'ombrellone, rivalità da bar sport. Quest'anno per noi è tutto diverso. Ma una cosa va detta: non ci siamo abituati. O almeno, io non sono abituato. Cioè, da quand'è che Moratti (che Iddio lo porti in gloria nei secoli dei secoli!) non spende soldi a minchia e guarda al portafogli? E da quand'è che il nuovo allenatore non chiede a forza, anzi, buttandosi a terra rotolando e urlando come un bambino capriccioso, un suo pupillo assolutamente inutile nel complesso ma decisivo e immancabile per il suo "modulo tattico"? Ecco, per farvi un'idea, guardate la Juventus: Del Neri vuole solo ali. Pepe, Krasic, Motta, Martinez, Ziegler, ecc...tutte e solo ali. Perchè? Ma chiaro, lui gioca col 4-4-2, come si fa a fare un 4-4-2 senza ali?! Vi ricorda nulla amici interisti? Esatto, il buon vecchio Cuper e la sua malsana fissa per gli esterni di centrocampo, da Kily Gonzales a Solari, da Conceicao a Van der Meyde. Che stagioni horribilis, ma che estati di sogni e vaneggiamenti! Ora invece come funziona? Cioè, dobbiamo tenere gli stessi giocatori con al massimo un innesto nell'undici titolare o proprio zero? Boh, non lo so. Cioè, Milito è stato fantastico, ci ha presi in spalla e trascinati sul tetto del Mondo, ma riuscirà a fare una stagione almeno alla metà dell'altezza di quella appena passata? Ed Eto'o avrà ancora voglia di farsi un culo così anche se non c'è più Mou? E via con domande del genere giocatore per giocatore. Sinceramente sono dell'idea che la squadra, per questo anno, possa restare così. Chiaro, se andasse via qualcuno (al prezzo che diciamo NOI), gli aggiustamenti vanno fatti, ma la squadra c'è, forte e chiara. Poi l'estate prossima si vedrà. Sono pronto a passare un'estate a guardare i bianco-neri gasarsi, i rosso-neri sognare e noi tranquilli a prendere il sole guardando il nostro film mentale fatto di sequenze oramai storiche (5, 16 e 22 maggio).
Solo una cosa attendo con ansia: la presentazione delle maglie. Sono un fissato delle divise, un culture direi. Amo vedere i giocatori con addosso colori storici e notare le differenze negli anni. Alcune migliorano, altre peggiorano, alcune sono veri e propri scempi, altre piccoli capolavori. Quella dell'Inter non so quando verrà presentata, ma in anteprima vi riporto il video con le immagini della prima e seconda divisa per la stagione 2010/2011. A voi il giudizio ragazzi.


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