Scritto da Alex
Di questi tempi va molto di moda parlare di Fair Play Finanziario e molti se ne riempiono la bocca, non voglio dire a sproposito, ma in qualche frangente in maniera diciamo piuttosto “light”. Questo benedetto Fair Play consiste in una serie di norme, regole, “regoline” e postille che, applicate rigorosamente e in maniera equanime, dovrebbero garantire al calcio il ritorno a una dimensione un po’ più ludica e sportiva e un po’ meno da businnes.
Il condizionale è d’obbligo, in quanto perché si possa verificare questa senz’altro auspicabile situazione ci vogliono due condizioni fondamentali e imprescindibili:
1. Che le norme siano chiare, semplici e immediatamente verificabili in maniera inequivocabile;
2. Che, come d’altra parte dovrebbe sempre essere, queste norme valgano in maniera assolutamente uguale per tutti.
Il fatto che nel testo emanato dall’Uefa si parli di spese “virtuose” (investimenti sui vivai giovanili, stadi e infrastrutture) e di spese “pericolose” ( ingaggi e acquisti di giocatori) crea una linea di demarcazione che potrebbe essere furbescamente oltrepassata, più probabilmente dai club più potenti a livello europeo (Real, Barcellona, Manchester Utd., Chelsea, Milan, Bayern Monaco, ci vogliamo mettere anche l’Inter?). Probabilmente qualcuno di voi mi rimprovererà di essere oltremodo sospettoso come sempre, e magari ha ragione. Intendiamoci: allo stato attuale delle cose il calcio sta incamminandosi verso una china dalla quale è inevitabile rotolare verso l’autodistruzione.
Alzi la mano chi di voi non ritiene “folli” le cifre spese per Ibra, Kakà, Cristiano Ronaldo, o quelle spese per gli ingaggi degli stessi o anche di Eto’ò (10 Mln. netti, tanto per guardare anche in casa nostra).
Quindi è evidente che questo sport, o meglio tutto questo sistema, si debba dare al più presto una “regolata”: è necessario però che la dia in maniera equanime verso tutti quanti, altrimenti si rischia di ottenere l’effetto opposto a quanto voluto, e cioè di ampliare ancora di più il divario fra le squadre nominate prima e tutte le altre.
La regola principale consiste nel fatto che una Società non potrà, fra tre anni, spendere di più di quanto risulta abbia guadagnato: questo vuol dire che non potrà più essere possibile per “Patron” generosi e munifici come il nostro Presidente e come quello del Milan, almeno fino a qualche anno fa, presentarsi all’ Assemblea di bilancio con un assegno in bianco sul quale apporre la cifra necessaria a colmare il disavanzo .
Questo è senz’altro giusto, in linea di massima, anche se le maggiori opportunità di incasso sia a livello di ricavi per vendite di biglietti e abbonamenti, sia di merchandising, sia di diritti televisivi, resterà di sicuro appannaggio alle maggiori Società, almeno inizialmente.
Per far sì che la situazione vada via via equilibrandosi nel tempo, sarà appunto indispensabile applicare queste norme con estrema equità e trasparenza.
Il fatto che la nostra Società sembra si stia adeguando, cedendo due dei suoi campioni oltre al miglior allenatore del mondo in questo momento, pur avendo incassato un centinaio di milioni dalle vittorie nelle tre competizioni alle quali ha partecipato e che altre invece continuino a spendere in maniera “selvaggia”, un qualche piccolo dubbio lo fa sorgere.
Ok, il Barcellona avrà il grande serbatoio dell’azionariato popolare, ma spendere 40 Mln per Villa quando hai già Ibra e altri probabili 40/50 per Fabregas quando hai già il centrocampo di gran lunga più forte del mondo…Il Real è “sotto” di 230 Mln dall’anno scorso e non ha vinto un ciufolo: però si permette di spenderne una settantina in quattro anni per l’allenatore, 25 per Di Maria, una ventina per Kedira, probabili 30 per Maicon e sembra non fermarsi…. Per non parlare del Manchester City dello sceicco Al Mansour che ha già “scrociato” circa 28 per Silva, 19 per Kolarov, 35 per Balotelli, un “tot” per Kolo Tourè e “punta” uno fra Dzeko (40) e Torres (50).
Non resta che sperare che la nostra Società sia previdente come la “formichina” della favola e che le altre siano le cicale: se non fosse così, la realtà è che qualcuno, o dall’esterno (Monsieur Platinì e compagnia bella) o dall’interno (per adesso non voglio nemmeno pensarci) ci sta prendendo elegantemente per il culo!Per adesso attendiamo fiduciosi (anche perché non possiamo fare molto altro) che la nostra Società operi al meglio, anche se le cessioni sono importanti e cominciano a diventare un po’ troppe, dando quasi per scontato che, come sembra ormai più che probabile, se ne vada anche Maicon.
Che se ne andasse Mario era già abbastanza chiaro da quando ha deciso, o hanno deciso per lui, di mettersi
sotto “la cappella” di quello splendido personaggio di Mino Raiola.
















