a cura di Andrea
E' stata un'estate di silenzi, di poche parole e ancora meno fatti. Ora si sono svegliati tutti: parole, spesso a vanvera, promesse, illusioni e molti fatti. Basta vedere il Milan, la squadra che s'era eretta a paladina della nuova austerity calcistica italiana, colei che spalmava in più anni stipendi di Zambrotta e Oddo, la squadra del Presidente del Consiglio di una Nazione in piena (non) crisi economica. Bene, in due giorni Ibrahimovic e, forse, Robinho. Cos'è cambiato? A parte lo spettro elezioni che si fa presente e la necessità di mantenere consensi, forse nulla, o forse tutto. Il Milan s'è reso conto che se vuole tornare ad essere una vera squadra regina in Italia, spodestando noi dal trono, il momento migliore per farlo era ora, cioè quando l'incantesimo Mourinho è oramai svanito.
Abbiamo vissuto due anni in piena trance agonistica, in particolare gli ultimi sei mesi della passata stagione. Abbiamo sfiorato più volte la crisi di nervi (e forse ci siamo pure entrati, uscendone con una rapidità degna dei migliori psicolabili nevrotici), abbiamo intrapreso un aprile/maggio in apnea, con la bava alla bocca e senza bombole di ossigeno nelle vicinanze. Eppure tutto è stato perfetto, concludendosi in un orgasmico triplete che rimarrà nella storia. Ora è tutto diverso. Non siamo mai stati la Società ed il tifo che trattiene contro voglia: Ronaldo, Ibrahimovic, Balotelli ed infine Mourinho. Se non volete restare, andate, ci macherete, ma noi non siamo la Juventus Moggiana, che se non eri d'accordo cazzi tuoi. Vai pure, chi resta resta, chi va, va. Però...però così s'è rotto qualcosa. E non lo dico dopo aver visto la Superc
oppa Europea e la prima col Bologna, lo dico dopo aver sentito parlare Rafa, Branca ed alcuni giocatori. L'incantesimo non c'è più e nessuno ne ha colpa. Forse solo se fosse restato l'oracolo di Setubàl qualcosa sarebbe rimasto, o forse no, chi lo sa. Ora dobbiamo farci forza e ricreare la nostra solidità, soprattutto mentale, che ci ha portati ad essere li, sopra tutto e tutti. Non è facile, ci vuole costanza e tanta voglia di apprendere, cose difficili da trovare in campioni come i nostri che l'anno scorso hanno vissuto lo stesso nostro incantesimo.
E' stata un'estate di silenzi, di poche parole e ancora meno fatti. Ora si sono svegliati tutti: parole, spesso a vanvera, promesse, illusioni e molti fatti. Basta vedere il Milan, la squadra che s'era eretta a paladina della nuova austerity calcistica italiana, colei che spalmava in più anni stipendi di Zambrotta e Oddo, la squadra del Presidente del Consiglio di una Nazione in piena (non) crisi economica. Bene, in due giorni Ibrahimovic e, forse, Robinho. Cos'è cambiato? A parte lo spettro elezioni che si fa presente e la necessità di mantenere consensi, forse nulla, o forse tutto. Il Milan s'è reso conto che se vuole tornare ad essere una vera squadra regina in Italia, spodestando noi dal trono, il momento migliore per farlo era ora, cioè quando l'incantesimo Mourinho è oramai svanito.
Abbiamo vissuto due anni in piena trance agonistica, in particolare gli ultimi sei mesi della passata stagione. Abbiamo sfiorato più volte la crisi di nervi (e forse ci siamo pure entrati, uscendone con una rapidità degna dei migliori psicolabili nevrotici), abbiamo intrapreso un aprile/maggio in apnea, con la bava alla bocca e senza bombole di ossigeno nelle vicinanze. Eppure tutto è stato perfetto, concludendosi in un orgasmico triplete che rimarrà nella storia. Ora è tutto diverso. Non siamo mai stati la Società ed il tifo che trattiene contro voglia: Ronaldo, Ibrahimovic, Balotelli ed infine Mourinho. Se non volete restare, andate, ci macherete, ma noi non siamo la Juventus Moggiana, che se non eri d'accordo cazzi tuoi. Vai pure, chi resta resta, chi va, va. Però...però così s'è rotto qualcosa. E non lo dico dopo aver visto la Superc
oppa Europea e la prima col Bologna, lo dico dopo aver sentito parlare Rafa, Branca ed alcuni giocatori. L'incantesimo non c'è più e nessuno ne ha colpa. Forse solo se fosse restato l'oracolo di Setubàl qualcosa sarebbe rimasto, o forse no, chi lo sa. Ora dobbiamo farci forza e ricreare la nostra solidità, soprattutto mentale, che ci ha portati ad essere li, sopra tutto e tutti. Non è facile, ci vuole costanza e tanta voglia di apprendere, cose difficili da trovare in campioni come i nostri che l'anno scorso hanno vissuto lo stesso nostro incantesimo.Resettiamo, schiacciamo "ctrl+alt+canc" e vediamo come va. L'importante è non abbatterci e non entrare nel pessimismo cosmico tipicamente interistiano, ma cercare di comprendere che Rafa vuole giustamente cambiare, svoltare, cercare qualcosa di diverso, un antidoto agli effetti collaterali che ci ha lasciato addosso l'incantesimo di Mou. Siamo pieni di tossine che dobbiamo ancora disperdere, questo dobbiamo capirlo ed accettarlo. Poi il futuro non so cosa ci riserverà ma per ora accetto volentieri di aspettare, senza fretta, il susseguirsi degli eventi.






















